Nel Cile meridionale, in una delle zone più remote, si estende un paesaggio dalle mille sfumature naturali e ambientali. La Riserva Biologica Huilo Huilo, con i suoi oltre 100.000 ettari, custodisce foreste temperate molto antiche. Viene da pensare: che trasformazione, considerando che un tempo questa terra era sfruttata dall’industria del legname. Oggi, però, è diventata il simbolo di un recupero ecologico che non passa inosservato. Fiumi, vulcani e boschi fitti – lato a lato – raccontano un rapporto tra uomo e natura decisamente singolare.
Famiglie delle comunità locali vivono qui, impegnandosi in progetti educativi e scientifici con l’obiettivo di tutelare gli ecosistemi. Il clima, umido e temperato con piogge frequenti, ha favorito un insieme di biodiversità rara e ricca. Tra suoli vulcanici e boschi ancestrali, flora e fauna si sono adattate in modi sorprendenti, rendendo questo habitat uno dei punti salienti dell’America Latina. Gli esperti del settore spesso lo descrivono come un laboratorio naturale ancora poco esplorato, ma assolutamente prezioso dal punto di vista scientifico ed ecologico.
Esperienze nella natura e legami culturali
Chi decide di visitare Huilo Huilo si immerge in un luogo dove natura e tradizioni si fondono profondamente. I sentieri vanno da percorsi botanici a itinerari che raccontano le storie delle popolazioni indigene antiche, come i Mapuche. Il Sendero Botánico, per esempio, è un’occasione per osservare da vicino specie autoctone. E poi c’è un percorso dedicato agli Spiriti: qui, tra installazioni artistiche, si riflette il connubio stretto tra le comunità locali e il territorio.
Se si cerca avventura, i sentieri verso il complesso vulcanico Mocho Choshuenco offrono paesaggi glaciali affascinanti, molto amati da studiosi e appassionati. Il fiume Fuy, che attraversa la riserva, dà spazio a diverse attività acquatiche adatte – in base all’esperienza – dal kayak alle tranquille gite in barca sui laghi ghiacciati. Queste attività, incidentalmente, rafforzano il coinvolgimento delle comunità locali nella gestione delle risorse, un aspetto non da poco.
La zona è caratterizzata anche dal termalismo, grazie a faglie geotermiche presenti nell’area. Le sorgenti di Termas Rañintulefu e altre spa integrate negli alloggi offrono momenti di benessere profondi, a diretto contatto con la natura circostante. Ecco perché molte persone scelgono di combinare relax e natura, pensando al benessere fisico come parte inscindibile del paesaggio.

Conservazione, sport e architettura nel cuore del bosco
Dietro la gestione della riserva, si nasconde un impegno costante verso la conservazione della fauna. Il Portal de los Ciervos permette di osservare silenziosamente cervi e cinghiali da passerelle sopraelevate, mentre il museo Rakin Mapu racconta la millenaria relazione fra abitanti e paesaggio vulcanico. Programmi di monitoraggio dedicati seguono specie come l’huemul, la rana di Darwin e il puma, considerate chiavi della vitalità dell’ecosistema.
Le attività sportive qui abbondano e soddisfano vari livelli di preparazione. Si possono percorrere sentieri per mountain bike tra i boschi oppure seguire itinerari a cavallo che attraversano spazi storici. Per i più curiosi c’è il canopy, per muoversi tra le fronde tramite ponti sospesi, donando una visuale nuova sulla foresta. Queste esperienze – specie in inverno – alimentano una valorizzazione che tutela l’ambiente, lasciando la natura intatta.
I visitatori che vogliono fermarsi trovano alloggi perfettamente integrati nella natura. Il Nawelpi Lodge, con i suoi bungalow immersi nel verde lungo il fiume Fuy, si ispira a simboli locali come il puma. Montaña Mágica, dalla forma di un vulcano verdeggiante, sfoggia una cascata artificiale che si richiama a tradizioni e immaginari tipici. Infine, l’Hotel Nothofagus trae ispirazione dai boschi antichissimi della Patagonia: la struttura imita rami e ospita camere con vista diretta sulla foresta, accentuando quella sensazione di immersione vera.
La rete di ecosistemi all’interno della Riserva Huilo Huilo è un mosaico complesso: si parte dalle pampas con le praterie e zone umide di Pilmaiquén, si salgono foreste temperate umide con alberi secolari che superano i 40 metri, fino a zone subalpine soggette a nevicate invernali. L’acqua qui gioca un ruolo chiave, con fiumi, laghi e torrenti alimentati da un clima – diciamo così – piuttosto piovoso e con temperature medie intorno agli 11 gradi. La flora spazia tra circa 38 specie diverse, fra felci, orchidee, muschi, licheni e funghi, ma anche alberi come raulí, ulmo, coigüe, lenga e mañío. Nei contesti urbani spesso sfugge il valore di questo patrimonio vegetale, ma qui rappresenta la vera base di un ecosistema fragile.
Passando alla fauna, la riserva ospita oltre 80 specie di uccelli, come il chucao e il picchio nero magellanico. Mammiferi rari come il pudú, la güiña e il monito del monte si aggirano tra i boschi. Da segnalare la rana di Darwin, celebre per il suo modo insolito di riprodursi: il maschio protegge le uova in bocca fino alla schiusa, un segno tangibile della salute degli ecosistemi locali. Questi intrecci tra specie animali e habitat forniscono indicazioni importanti sullo stato di conservazione dell’area.
L’accesso principale alla riserva passa per Panguipulli, una cittadina sulla Ruta 203 che si spinge verso il confine argentino al Paso Internazionale Hua Hum. Lungo la strada si incontrano piccoli centri lacustri come Lican Ray, Coñaripe e Neltume che anticipano il fascino naturale del posto. Le città più grandi con aeroporti, Temuco e Valdivia, rappresentano i principali portali d’arrivo, seguiti da una strada asfaltata. La scelta – forse insolita ma comprensibile – di mantenere questa zona isolata aiuta a conservare i suoni, le piogge e le foreste che narrano la lunga storia della Patagonia: un patrimonio da difendere a ogni costo.