Una tecnica pratica consente di addormentarsi in meno di tre minuti e raggiungere un sonno profondo

Quanti faticano ad addormentarsi in fretta? Tanto, specie nelle grandi città dove tra stress e continuo sovraccarico digitale non si trova quasi mai un momento di silenzio. Ecco che una tecnica pensata per i militari americani durante la Seconda Guerra Mondiale, riscoperta da qualche tempo online, promette di portare al sonno in meno di due minuti. Funziona davvero così? E soprattutto, chi vive con ritmi serrati e tanti pensieri riesce a metterla in pratica senza problemi? Tra dati sul riposo degli italiani e consigli degli esperti, emerge un quadro più complesso di quanto si pensi: il desiderio di chiudere gli occhi subito si scontra con meccanismi biologici complicati.

Come funziona la tecnica militare per addormentarsi in due minuti

La tecnica punta a rilassare corpo e mente in modo graduale, spingendo verso un sonno rapido. Si parte dal rilassamento muscolare progressivo. Prima il volto, con fronte, mascelle, lingua che si distendono, poi spalle, braccia, torace e infine gambe: ogni tensione – spesso ignorata quando si cerca di dormire – viene sciolta. Dopo, si passa al controllo della respirazione: espirazione più lunga dell’inspirazione, un ritmo che calma il sistema nervoso autonomo e riduce il battito cardiaco. La fase finale? Visualizzazioni mentali di un posto tranquillo, come un prato o un lago, insieme a una frase semplice ripetuta nella mente, per tener fuori quei pensieri fastidiosi che allontanano il sonno.

È una combinazione che richiede esercizio per funzionare davvero. Diventata popolare su video e tutorial, restano però dubbi sull’efficacia immediata soprattutto nella quotidianità frenetica, tra turni strani e risvegli continui. Il metodo è più uno strumento per creare una strategia di rilassamento mirata – non la bacchetta magica per addormentarsi subito.

La scienza dietro l’addormentarsi veloce: un’analisi realistica

Al momento, nessuno studio scientifico certifica che questa tecnica possa far addormentare in due minuti netti. Però, c’è chi nota somiglianze con la terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia (CBT-I), una delle terapie più efficaci per i disturbi del sonno. Anch’essa usa rilassamento muscolare e controllo respiratorio simili. Come riferimento, il tempo medio sano per addormentarsi è tra 10 e 20 minuti: fatto che quasi mai spaventa davvero.

Una tecnica pratica consente di addormentarsi in meno di tre minuti e raggiungere un sonno profondo
Una tecnica pratica consente di addormentarsi in meno di tre minuti e raggiungere un sonno profondo – agricolavolinopasqualina.it

Chi si addormenta prima di cinque minuti, invece, potrebbe indicare una forte mancanza di riposo. E quel “devo dormire subito” rischia di accrescere ansia e tensione. Meglio concentrarsi allora su una routine serale calma e stabile, capace di abbassare lo stress e preparare al riposo. Le tecniche di respirazione e di visualizzazione trovano qui un buon posto. Un dettaglio non da poco riguarda i tempi giusti: sotto i 5 minuti può essere sintomo di stanchezza estrema, tra 10 e 20 minuti è uno standard. Se si impiegano più di 30 minuti, invece, si può pensare a forme di insonnia. Questi aspetti – spesso ignorati da chi vive in città – sfuggono a chi cerca soluzioni rapide senza considerare la complessità del sonno.

Come integrare la tecnica militare nella routine per migliorare davvero il sonno

Il metodo ha più senso se inserito in una routine quotidiana bilanciata e coerente. Gli esperti suggeriscono di non puntare subito ai risultati lampo, ma di usare queste tecniche come aiuto per preparare mente e corpo al sonno. Tra le abitudini valide, mantenere orari regolari per dormire aiuta a regolare il ritmo circadiano. Curare la stanza è fondamentale: temperatura giusta, silenzio, zero luci forti. Dettagli – apparentemente semplici – fondamentali per un buon riposo.

Un altro punto riguarda la tecnologia. Staccare la luce blu degli schermi prima di andare a letto aiuta molto, perché questa luce interferisce con la produzione di melatonina, l’ormone che regola il ciclo sonno-veglia. Pratiche come meditazione e visualizzazioni serali allentano le tensioni della giornata, una vera manna per chi – dalle parti di Milano o Roma – vive immerso nel caos urbano e nel ritmo incalzante.

Per chi invece ha problemi di sonno che persistono, una visita da uno specialista rimane imprescindibile. Capire i propri segnali e costruire una routine su misura è spesso la via migliore. Nelle grandi città italiane, dove rumori e orari stravolti sono la norma, cresce l’interesse per approcci multipli. Il metodo militare? Non è la panacea, ma può essere un buon punto di partenza per chi decide di prendersi cura del proprio sonno con calma e consapevolezza.