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Molti non si accorgono di quanto il ferro – pur essendo presente in piccole quantità - risulti vitale per il nostro corpo ogni giorno. Circa 3-4 grammi si distribuiscono in posti diversi, ma sono i globuli rossi a ospitarne la quota principale: lì il ferro gioca un ruolo chiave nel trasporto dell'ossigeno verso tutte le cellule. La stanchezza improvvisa, il sentirsi fiacchi o la difficoltà a concentrarsi potrebbero essere segnali di una sua carenza, un particolare spesso sottovalutato anche dalle persone più impegnate, ecco perché vale la pena approfondire. Non tutti i tipi di ferro negli alimenti vengono assorbiti allo stesso modo: la loro biodisponibilità varia, incidendo sul nostro equilibrio a lungo termine.
Come funziona il ferro nel corpo e perché dipende dal tipo di alimentazione
In natura, il ferro si presenta negli alimenti in forme diverse: ferro eme e ferro non-eme. Il ferro eme è quello che si trova soprattutto nella carne e negli alimenti di origine animale; chimicamente, è già pronto per essere assorbito dal corpo perché si presenta sotto forma di Fe2+. Al contrario, il ferro non-eme, tipico soprattutto dei vegetali, deve trasformarsi da Fe3+ a Fe2+ in modo da poter essere assorbito con più facilità. Questo processo richiede più tempo - e condizioni specifiche nell’intestino - perciò il ferro di origine vegetale non sempre è così efficace. Chi vive in città, o segue un'alimentazione vegetariana, lo sa bene: senza qualche accortezza, l’assorbimento può non bastare.
Il ferro nel nostro organismo è distribuito in modo non casuale. Circa il 75% si lega all'emoglobina, la proteina del sangue che trasporta l’ossigeno. Una parte minore si trova nella mioglobina dei muscoli, che tiene l’ossigeno a portata di mano per l’uso immediato. Altri depositi si trovano sotto forma di ferritina e emosiderina, riserve che il corpo utilizza all’occorrenza. Ma non è solo trasporto: il ferro interviene anche in meccanismi cellulari cruciali, come la produzione di DNA e la protezione dalle tossine ossidative. Per questo, carenze di ferro si riflettono non soltanto in debolezza o pallore, ma anche in una minore capacità di recupero, meno resistenza a fatica e sforzi.
Un dettaglio non da poco riguarda il pH gastrico, cioè l’acidità dello stomaco. Il ferro necessita di un ambiente acido per trasformarsi in una forma che il nostro corpo riesca ad assorbire. Negli anziani o in chi prende farmaci antiacidi, questa acidità si riduce spesso, e ecco che l’assimilazione del ferro si fa meno efficiente. Il ferro penetra principalmente attraverso il duodeno e la parte iniziale del digiuno, ma il corpo ha un sistema tutto suo per regolare questa assunzione: quando le scorte sono basse, l’assorbimento aumenta, mentre si rallenta quando il ferro è in eccesso.

Le conseguenze della carenza e del sovraccarico di ferro: rischi e precauzioni
La carenza di ferro è diffusa in tutto il mondo e rappresenta uno dei più comuni problemi di nutrizione. Se la perdita di ferro supera l’assunzione o l’assorbimento, come succede durante le mestruazioni, può scattare un disturbo chiamato anemia sideropenica. Ecco qualche segno: stanchezza che non passa, difficoltà a fare anche le attività più leggere, pallore e pure – in casi estremi – il cuore che batte forte senza motivo. Nelle donne incinte, una carenza può complicare la gravidanza, mentre nei bambini si corre il rischio di rallentamenti nella crescita e problemi nello sviluppo psicomotorio. Da non sottovalutare, stranamente anche i vegetariani e vegani, se non si stanno attenti, possono soffrire di carenze senza integratori mirati.
Dall'altra parte, c’è il sovraccarico di ferro, un altro tema serio. Alcune malattie genetiche bloccano i meccanismi di controllo dell’assorbimento, causando accumulo nei tessuti – la siderosi, per intendersi. L’esempio più noto è l’emocromatosi ereditaria, che se non diagnosticata può danneggiare fegato, cuore e pancreas. Attenzione anche agli integratori assunti senza controllo: possono peggiorare la situazione. A complicare le cose, alcuni farmaci - come antiacidi e antibiotici - interferiscono con l’assimilazione del ferro cambiandone l’efficacia.
Un caso particolare riguarda i neonati allattati con latte di mucca, che presenta una minore quantità di ferro rispetto al latte materno. Questa scarsità, comunque, sembra un meccanismo naturale per limitare la crescita di batteri nocivi nell'intestino ancora immaturo - un ruolo immunitario del ferro – assai complesso e delicato, insomma.
L’intossicazione da ferro resta un evento raro tra le persone sane, ma può capitare se si assumono dosi molto alte, soprattutto per errore nei bambini piccoli. In questi casi, servono cure mediche rapide, con farmaci specifici chelanti. Chi sta seguendo terapie oncologiche deve essere particolarmente attento: gli sbalzi di ferro – sia in difetto che in eccesso – possono interferire con la salute e le cure.
Il ferro, quindi, è un elemento delicato ma decisivo nel nostro organismo: influenza il sangue, i muscoli, il sistema immunitario e tutte le funzioni cellulari base. Sapere come stiamo messi con il ferro aiuta a evitare problemi che arrivano con calma, ma che finiscono per incidere molto sul nostro benessere complessivo.
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