Posare le mani sulla chioma di un albero da frutto, cercando di capire dove intervenire – ecco il primo passo che richiede esperienza sul campo. Un taglio sbagliato può rallentare la crescita o compromettere seriamente la produzione che verrà. La potatura non si fa a caso: occorrono tempo, attenzione e precisione. Gli effetti di un taglio sono visibili anche dopo settimane, e chi vive in città se ne accorge subito guardando come cambia la salute e l’aspetto delle piante.
Il momento giusto per potare e perché non è un dettaglio secondario
Quando si sceglie il periodo per la potatura tanti lo sottovalutano, ma in realtà influisce assai sulla salute degli alberi da frutto. Tra dicembre e febbraio – cioè durante il riposo vegetativo – le piante reagiscono meglio: la linfa rallenta, e quindi le ferite si rimarginano più in fretta. In quei mesi si può potare con più decisione, senza rischiare troppo per l’albero.
La potatura verde, invece, si pratica da primavera fino a fine estate. È una tecnica più leggera che mira a far penetrare la luce dentro la chioma e a frenare la crescita troppo rigogliosa dei rami. Specie come ciliegio, pesco, susino e albicocco traggono giovamento da questa pratica, che spesso coincide anche con la stagione in cui gli uccelli nidificano: dettaglio che non si può ignorare se si tutela la biodiversità locale.
Curioso: molti trascurano la stagionalità, convinti che potare quando capita vada bene. Ma il rischio concreto è indebolire la pianta, con effetti negativi sulla quantità e qualità della frutta degli anni a venire.

Guardare la pianta prima di tagliare: cosa osservare per interventi efficaci
Osservare la pianta con attenzione è imprescindibile. Non si tratta di eliminare rami a caso, ma di ristabilire un equilibrio naturale. Girarsi intorno, controllare la chioma da tutte le angolazioni aiuta a capire dove manca luce o aria – elementi che, un po’ come le persone, le piante non possono trascurare.
I rami troppo fitti al centro, quelli che si intrecciano o si sfregano, sono pericolosi: causano ferite e aprono la strada alle malattie fungine. Questi vanno tolti, così come i rami secchi o spezzati dal vento e i cosiddetti succhioni, cioè polloni verticali e vigorosi che succhiano energie, ma non producono frutti. Una prima selezione della chioma aiuta a pianificare bene i tagli successivi.
Il diradamento significa eliminare alcuni rami centrali senza svuotare troppo la pianta: il risultato? Più luce e più aria dentro la chioma. Dalle parti di Milano, ad esempio, coltivatori notano come questa semplice azione migliori la salute degli alberi, fa asciugare meglio dopo la pioggia e riduce i problemi legati a malattie.
Come intervenire senza errori: tecniche facili che proteggono l’albero
Alcune tecniche aiutano a guidare la crescita della pianta senza farle del male. Tagliare i rami lunghi di poco sopra una gemma esterna – ecco il raccorciamento – permette di modellare la chioma senza toglierle vitalità, spingendo lo sviluppo verso l’esterno.
Da ricordare anche la speronatura: si lasciano pochi getti ben distanziati lungo un ramo, per stimolare la produzione di frutti e migliorare la forma generale. Un’operazione che, se fatta con attenzione, dà buoni risultati specialmente sulle varietà più produttive.
Tagli come la cimatura – cioè togliere la punta del getto per controllare la crescita e concentrare le energie – o la spollonatura – rimuovere i polloni dalla base o dal tronco – sono utili, soprattutto d’estate, per ottimizzare le risorse.
Un errore che capita spesso: la capitozzatura, ovvero tagliare drasticamente le branche principali. Può sembrare la scorciatoia, ma la pianta ne soffre, produce germogli deboli e disorganizzati, e si stressa. Il risultato? Squilibrio tra vegetazione e frutti.
Se un albero è cresciuto senza cura o in modo disordinato, meglio procedere con potature leggere, distribuite su più stagioni: così si evita di indebolirlo. Anche gli strumenti giusti fanno la differenza: forbici affilate, seghetti per rami medi, svettatoi per quelli alti e – se serve – mastice cicatrizzante per chiudere ferite grandi migliorano nettamente la riuscita dell’intervento.
Insomma, potare significa fare una serie di scelte ben ponderate, non solo tagliare. Negli ultimi tempi molte persone che coltivano – specialmente nel Nord Italia – stanno capendo quanto conti: la crescita e la produttività risentono molto di questi tocchi, e i risultati possono durare anni.