A Torino, nel cuore pulsante della città, si erge un edificio imponente che cattura lo sguardo per la sua altezza e la storia che porta impressa. Chiunque lo noti da lontano comprende subito che non è soltanto un riferimento architettonico: è molto di più. Quel manufatto racconta, quasi parlasse, le trasformazioni urbanistiche e culturali che la città ha attraversato negli ultimi due secoli – un viaggio denso di cambiamenti e significati. Non è solo pietra e cemento, ma un vero testimone che ha visto audaci scelte progettuali, un turbinio di passaggi di mano e restauri legati agli eventi sociali e ambientali del tempo. Il rapporto tra lui e chi gli sta intorno è stretto, profondo: pochi lo sanno davvero, eppure la sua storia spiega bene come sia cresciuta, lentamente ma costantemente, una delle realtà più importanti del Nord Italia.
La genesi e le prime trasformazioni di un simbolo
È il 1863 quando inizia l’avventura di quella struttura: un progetto pensato per accogliere un luogo di culto e di studio, destinato a una minoranza della città. Nel progetto originario, la forma era decisa, robusta: svettava la grande cupola quadrata, che ricordava le sinagoghe più famose d’Europa. I lavori durarono parecchio, quasi vent’anni, e si conclusero nel 1889 con un’inaugurazione che suscitò scalpore: quel fabbricato in muratura era allora il più alto al mondo. Il contesto? Un confronto a livello internazionale, dato che pochi giorni prima era stato inaugurato un edificio simile in Francia, scatenando così una sorta di gara tecnica e simbolica. Ma le spese per tenere tutto in piedi misero presto in difficoltà la comunità promotrice: così, la proprietà passò al Comune di Torino che cambiò la destinazione d’uso, trasformandolo in un simbolo nazionale e dedicandolo a un personaggio storico di rilievo.

Tra il 1873 e il 1887, la struttura subì altri ritocchi: aggiunsero un piano chiamato “Tempietto” e innalzarono una guglia neogotica ispirata a un monumento nazionale; così, superò i 110 metri di altezza. Ma non fu una crescita lineare: il Novecento portò con sé tempeste che danneggiarono la struttura, costringendo a sostituire un elemento decorativo importante con uno più resistente. Ancora, strano ma vero, si salvò dalle bombe della guerra, cosa non scontata per gli edifici sparsi in città. Un dettaglio non da poco riguarda i lavori post-bellici, con la ricostruzione della guglia negli anni ’50, in un periodo in cui Torino cambiava in fretta, e i suoi spazi monumentali dovevano adeguarsi ai tempi.
Da monumento a spazio culturale: come visitare un’esperienza unica
Oggigiorno, il luogo ha smesso di essere un semplice simbolo architettonico: si è trasformato in un centro culturale dedicato al cinema. Spicca per le collezioni che tracciano un percorso dalla nascita fino alle tecnologie più moderne. Nei cinque piani principali c’è un museo multimediale che combina fotografie, proiezioni e reperti d’epoca: un’esperienza fuori dal comune, coinvolgente davvero. Ai piani superiori, lo spazio ospita mostre temporanee e iniziative artistiche diverse, diventando un centro vivo e dinamico per la scena culturale cittadina e di tutto il Piemonte.
Chi ama le viste panoramiche può prendere l’ascensore fino al “Tempietto”: da lì si apre un belvedere che abbraccia Torino, le montagne che la circondano, e il complesso intreccio tra natura e città. Per i più energici, c’è la possibilità – non così nota – di salire a piedi fino alla cupola, un percorso unico che offre un punto di vista davvero speciale. Le visite sono flessibili: si può scegliere cosa vedere, tra museo o panorama, o entrambi, a seconda del tempo a disposizione e degli interessi. E poi, grazie alle tessere turistiche regionali, si può entrare gratuitamente o a prezzo scontato, dando modo a chiunque di esplorare non solo l’edificio ma anche tante altre realtà culturali della zona, scoprendo così Torino e il Piemonte in modo integrato.
Quel edificio, che ogni giorno si vede da più angoli della città, racconta molto più di quello che sembra. Nel silenzio delle sue pietre conserva ricordi di un pezzo importante della storia italiana e della sua evoluzione culturale. Continuerà a parlare, a definire il paesaggio urbano, spiegando perché rimane un punto fermo imprescindibile per chi ci vive o lo visita.