Il parquet, nelle case italiane, è spesso la prima scelta per chi vuole aggiungere una nota di calore e raffinatezza agli ambienti. Ma mantenere intatto questo tipo di pavimento non è roba da poco: il legno, assieme alla sua finitura, è materiale delicato che richiede una cura particolare, soprattutto durante la pulizia. La questione del rigonfiamento delle listarelle – fenomeno a volte lasciato in secondo piano – può rovinare non solo l’estetica, ma anche la funzionalità del pavimento, portando spesso a interventi di riparazione tutt’altro che economici.
Chi abita in case d’epoca o in abitazioni moderne – magari con arredi minimal – sa che il parquet è un valore aggiunto. È naturale: costituito da tante listarelle incollate o inchiodate con fughe sottili, il legno ha bisogno di un controllo accurato dell’umidità e di prodotti specifici. Si punta soprattutto a mantenere la superficie piana e a preservarne la naturale lucentezza, senza compromettere la struttura col passare del tempo.
Una delle cause principali di danni è l’acqua – e non serve tanto perdersi in tecnicismi: l’eccesso d’umidità fa gonfiare il legno, che assorbe l’acqua facilmente, deformando le fibre e generando quei rigonfiamenti tanto fastidiosi. Perché allora non limitare la pulizia a togliere solo la polvere? Bisogna andarci piano con i prodotti e le tecniche, se si vuole portare avanti la durata e mantenere la qualità del pavimento.
Perché il parquet tende a gonfiarsi
Non si tratta solo di incidenti evidenti, tipo uno spargimento d’acqua o cose del genere: il motivo sta proprio nella natura stessa del legno. Un materiale che assorbe facilmente liquidi e umidità dall’aria, con il rischio che le sue fibre si espandano, causando rigonfiamenti e deformazioni visibili sulle listarelle – specialmente se la pulizia prevede troppa acqua o l’umidità è molto alta.
Se ci pensi, nelle zone di casa più trafficate o vicino a finestre e porte, dove aria e temperature cambiano in fretta, il parquet rischia più del solito. Nel Nord Italia o comunque nelle regioni con clima umido, la situazione può peggiorare rapidamente nel corso delle stagioni. Il rischio? Danni stagionali che tornano spesso, mettendo a dura prova il pavimento.
Un dettaglio che molti non considerano: la scelta dei detergenti. Prodotti troppo aggressivi o troppo liquidi non solo rischiano di penetrare nelle fibre, ma possono anche rovinare la finitura, quel velo protettivo che fa la differenza. Bisogna allora prendersi cura del parquet con metodi delicati, specie se l’ambiente è soggetto a sbalzi climatici o un continuo calpestio.

Un metodo sicuro e semplice per preservare il parquet
Spesso la pulizia del parquet viene sottovalutata. Non serve spendere un capitale in prodotti fantasiosi: basta seguire qualche piccolo trucco che limita l’uso dell’acqua e valorizza il legno nel suo aspetto naturale. Prima cosa: rimuovere polvere e rifiuti usando un panno antistatico o un aspirapolvere con spazzola morbida, così non si rischiano quei fastidiosi micrograffi.
Poi, una soluzione facile da preparare: acqua tiepida e un goccino di aceto di vino bianco. L’aceto disinfetta senza aggredire il legno ed è leggero sulla finitura, preservandola mentre si pulisce. Va da sé: il panno in microfibra va strizzato bene, quasi asciutto, per evitare di bagnare troppo la superficie.
Durante la pulizia si procede con movimenti delicati e costanti, coprendo tutte le zone senza mai lasciare pozze d’acqua. E il passaggio finale non va saltato: asciugare subito con carta assorbente o un panno asciutto per impedire all’umidità di penetrare in profondità. Così si previene il rigonfiamento e si mantiene la lucentezza originale, senza dover ricorrere a chimici aggressivi.
In questo modo il parquet resta bello da vedere e piacevole al tatto, un valore riconosciuto in molte case, ma anche in uffici o locali con pavimenti di qualità. E non da poco: si evita così di dover mettere mano a costosi lavori di riparazione, un problema ricorrente soprattutto nelle case italiane con parquet vecchio o di pregio.